MAAM_METROPOLIZ, ROMA

TIME ZONE, Michela Martello, giugno 2015

I CORPI DEL MONDO, Luisella Carretta, giugno 2017

 

“Quando nel 2009 l’ex mattatoio situato nella periferia romana, sulla Prenestina , venne occupato simultaneamente da circa 200 persone, una folla composta da varie etnie, era un fatiscente fabbricato dove più famiglie avevano deciso di installarsi, aiutati dai Blocchi precari metropolitani, angeli custodi dei senzatetto. Era stata fondata Metropoliz, la città meticcia. L’antropologo Giorgio de Finis, aggirandosi tra le stanze dell’ex macello, dove la composita tribù trovava una sosta nel suo peregrinare, fece un sogno che cominciò a realizzare attraverso l’immaginifica rigenerante utopia dell’arte: nacque così il MAAM, Museo dell’Altro e dell’Altrove, a protezione della città.

Molti sono gli artisti che in questi anni hanno accettato l’invito a rafforzare lo scudo con cui difendere questo luogo dalle ruspe che potrebbero intervenire da un momento all’altro per distruggere speranze di vita e di giustizia.
Il risultato è di grande forza, lucidità e lungimiranza perché Metropoliz è anche e soprattutto l’esperimento di una nuova società, intrecciata, complicata ma fortemente vitale ed innovativa. L’arte che permea questi spazi è rabbia e speranza, visione che va oltre l’onta del presente, confuso ed incerto, e la fruizione dell’oggetto d’arte da parte dei precari abitanti di questo lembo di periferia vuole creare una nuova forma di pensiero e di conoscenza.

L’era dell’arte rinchiusa in silenziosi, asettici musei da visitare a pagamento si è conclusa o è in procinto di concludersi. L’arte è impregnata del sociale, dell’instabilità in cui tutti viviamo e deve trovare terreno fertile e dibattito per esprimersi.

Metropoliz è un laboratorio di vita.

Le opere che vi sono presenti purificano gli spazi dal karma negativo della paura e della violenza di un tempo sugli animali, trasfigurandolo lentamente e dandogli nuova connotazione e finalità. In Metropoliz, l’Altro è colui che è diverso da noi e di cui dobbiamo imparare a conoscere e rispettare la diversità e l’Altrove é la luna, unico luogo possibile di accoglienza per i diseredati della terra ma anche l’Altrove in cui si situa l’Arte, stato di catarsi in cui è possibile esprimere l’io più profondo; il MAAM è anche il disegno di una grande utopia, è organizzare il caos, una sfida lanciata al potere cui mostra il volto senza più nascondersi.

Dalla prima volta in cui ho visto Metropoliz ed il progetto artistico del MAAM ho concepito il desiderio di portare un contributo a questo grande sogno collettivo”

 

Testo di Stefania Giazzi

 

Visita il sito web http://goo.gl/fIA1Ho.

 

TIME ZONE

MICHELA MARTELLO

MAAM_METROPOLIZ, Roma, 21 giugno 2015

L’opera di Michela Martello creata per il MAAM, Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz, verrà inaugurata domenica 21 giugno in occasione della festa per il solstizio d’estate che verrà celebrata a Metropoliz, città meticcia della periferia di Roma, riuscito esperimento di convivenza di arte, politica e vita quotidiana. Il trittico di Michela Martello, realizzato su pannelli di lino, abbraccia simbolicamente e rafforza il progetto del fondatore del MAAM, Giorgio de Finis, di difesa del sito abitativo occupato nel 2009 e divenuto un luminoso esempio di nuova sperimentazione abitativa e spaziale, aprendo nuove possibilità sulla gestione dell’opera d’arte cui viene tolta la sacralità di cui è investita in luoghi istituiti ad hoc per amalgamarla e farla vivere in spazi comuni abitati.

Time zone, progetto curato da Stefania Giazzi, è stato presentato in anteprima a Creative Chaos a Brooklyn il 4 giugno scorso. Creative Chaos è uno spazio eterogeneo con sede a Dumbo, Brooklyn, fondato da Jenny Friedberg nel 1996. Si occupa di produzioni contemporanee di moda, grafica, architettura, interior design, arte, streetart, anteprime e scambi interattivi con le diverse comunità di NYC.

Michela Martello, di origini italiane, vive a New York dal 1998. L’artista attinge il suo immaginario da miti e simboli attraverso cui esprime la sua visione dell’universo, di cui elegge la forma manifesta ma che lascia intravedere il disegno iniziatico.

Vedi anche Time Zone- Un’opera di Michela Martello a Metropoliz